La solitudine del traduttore

14 maggio 2010

Cassiere al Rewe giù in fondo alla Weser, evidentemente istruito dall’ufficio marketing a dire una cosa gentile qualsiasi a ogni cliente per creare un legame di affezione con il punto vendita: “Ah, vedo che ha comprato questo. [Prende in mano a caso dal nastro trasportatore un vasetto di pesto e lo guarda come fosse un logaritmo integrale.] Non l’ho mai provato. E’ buono?”

Kartch, che non parla con essere umano da 48 ore: “Mah, ecco. Io più che altro lo uso come base. Poi ci aggiungo un paio di cucchiai di formaggio grattugiato (diciamo due terzi  parmigiano e un terzo pecorino) e una cucchiaiata di pinoli tritati grossolanamente (basta schiacciarli con una forchetta sul fondo della terrina) – quelli bio che vendete qui non sono male, anche se li fate un po’ cari:  li preferisco a quelli più rotondi che vengono dalla Francia e sono troppo aromatici, sanno quasi di resina – poi io li abbrustolisco leggermente in una padella antiaderente, senza olio, eh?, solo così, tostati due minuti. Non sarebbe filologico, ma gli dà quel  sentore di noce. Se poi le piace l’aglio – io ne faccio anche a meno –  può sempre aggiungere uno zinzino di spicchio fresco sfregandolo fine fine sui rebbi della forchetta. Purtroppo qui non si trovano le trofie, ma le bavette della De Cecco che avete vanno benissimo. Le conosce? Sono come degli spaghetti un po’ schiacciati… ma belli al dente, eh?, che tra l’altro la pasta scotta è anche meno digeribile…”

Cassiere: “Dovrebbe inserire il pin della carta, grazie”.

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13 Risposte to “La solitudine del traduttore”

  1. totentanz Says:

    So per esperienza che nel 99% dei casi la gentilezza dovuta per contratto nasconde un totale disinteresse umano per la persona che ci si trova di fronte.
    Se posso, comunque, evito Rewe. Il loro jingle mi fa girare i coglioni :-)

  2. Konrad Says:

    Evito come la peste di scambiare più del necessario numero di parole con qualsivoglia operatore di pubblico esercizio :)

  3. suibhne Says:

    non fare mai più una cosa simile. Tostare i pinoli? ma siamo matti!? e poi tutto il resto… bah…

  4. Ale Says:

    Tostare i pinoli è una cosa bellissima e da grande chef. (Le trofie le trovi allo stand italiano del mercato coperto in Marheineke Platz)

  5. Der Pilger Says:

    anch’io tosto il pinolo, a quale precetto religioso contravvengo?
    sono riuscito a trovare il midollo e a fare il risotto giallo secondo la liturgia. Ho visto la madonna (gialla) poi pero’ ho dovuto segare un paio di tronchi per far defluire il colesterolo.
    Perche’ i todischi non conoscono e non amano la cucina norditaliana? eh? perche’? eppure sono sicuro che impazzirebbero per un pizzochero come si deve o per la polenta taragna…


    • Contravvieni a qualcosa come il Quarto Comandamento del Tigullio, immagino. Va be’ le mucche avranno il midollo pure qua, e se vai da un macellaio turco probabilmente te lo procura anche, ma a Berlino mica si trova lo zafferano tre cuochi (o usi il leprotto?).
      (In effetti il pizzocchero avrebbe la quantità giusta di burro per sfondare anche qua… ce l’avranno il Bitto da Karstadt?)

  6. lasté Says:

    gli austriaci portano il dovuto rispetto alla cucina del nord italia, ma la loro conoscenza si ferma al friuli. in effetti sono convinti che mangiare una pizza a tarvisio sia come stare in riva al mare a positano.
    friaul ist italien fuer anfaenger, come dice il consorte.


    • A me questa settimana hanno chiesto ben due tedeschi se io cucino la pizza a casa. Posto che in effetti se uno si sbatte può farla anche in casa (e che però fa schifo) – ma che razza di luogo comune decerebrato è? Io ovviamente ho risposto di sì, tutti i giovedì. E di rimando ho chiesto se loro si fanno i wurst riempendo il budello sospesi sopra il lavandino di cucina. Hanno risposto serissimi di no, che non è possibile. Ma và? Cioè non glieli faceva nemmeno la mamma quando erano piccoli? Pare di no.

  7. Der Pilger Says:

    tigullio?!? per carita’. lo zafferano?! una leggenda urbana

    il pesto me lo procuro all’esselunga, fatto da loro, e ha bisogno di pochissimo doping, giusto qualche pinolo (tostato), mentre lo zafferano lo importo sempre dall’esselunga (leprotto), perche’ qui non riesco nemmeno a trovarlo.

    riguardo ai formaggi…c’e’ ancora da piangere anche se la situazione migliora.
    Sono entrato in una “formaggeria italiana” dove il bavarissimo commerciante non aveva mai sentito nominare il Bitto (per i pizzoccheri) e nemmeno il montasio (per il frico). Ho evitato di chiedere il latteria.
    per contro da karstadt hanno cominciato a vendere lo stracchino veracissimo e la robiola senza troiate dentro, al naturale. sperem.


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