Da quest’inverno ogni volta che lavo i piatti mi cade lo sguardo su due moscerini stecchiti. Sono appiccicati al pezzo di tubo della lampadina a basso consumo che spunta da un faretto con il paralume troppo corto, progettato quando ancora esistevano solo i più tozzi bulbi a incandescenza. Se ne stanno lì come trafitti, in perenne sfida alla forza di gravità che da mesi sta cercando di scaricarmeli sullo scolapiatti. Uno, più spericolato, a pancia in su e ali spiegate, l’altro attaccato per le zampine come si fosse posato lì solo un momento. Se la luce è accesa sembrano scheletrini distesi sul letto retroilluminato di una morgue avveniristica. Se la lampadina è spenta, sono due cacche di mosca sul pistillo diafano di un mostruoso fiore nero.
Niente, volevo solo dire questo.